Ordine Architetti Padova

ARCHITETTI NOTIZIE - 3_2025

01 dicembre 2025

Il terzo numero del 2025 si apre con un editoriale che invita a guardare all’uguaglianza non come a un ideale lontano, ma come a un progetto concreto, qualcosa che si costruisce giorno per giorno. Alberto Trento ci introduce a questa idea con un tono fermo ma visionario: progettare significa scegliere, e scegliere significa agire. È attraverso l’azione che l’uguaglianza diventa possibile.

Da questo primo passo si entra nel cuore del numero, dove il tema delle disuguaglianze viene attraversato dal punto di vista dell’architettura. Giorgia Serughetti racconta come lo spazio urbano, così come oggi lo viviamo, sia spesso figlio di un neoliberalismo che produce territori “a-sociali”, luoghi che non mettono in relazione ma separano, che non accolgono ma selezionano. Le città, racconta, non sono neutre: hanno inclinazioni, pendenze invisibili che favoriscono alcuni e scoraggiano altri. Il progetto, allora, diventa strumento per correggere questa inclinazione.

Il viaggio prosegue in un registro diverso, più intimo e leggero, con una conversazione con Cleto Munari. Qui l’artigianato incontra il design, e insieme guardano all’innovazione come continuazione di una storia lunga secoli. Palladio ritorna come riferimento, non per nostalgia, ma come simbolo della capacità di riqualificare, reinterpretare, dare nuova vita alle forme. Munari parla di materiali, di mani che creano, di idee che si trasformano in oggetti: un piccolo racconto sull’arte di vedere oltre ciò che già esiste.

Poi la rivista si sposta sul terreno della sociologia, con un’intervista a Stefano Allievi che fa delle città uno specchio potente delle nostre tensioni sociali. Allievi descrive lo spazio urbano come un laboratorio: è lì che si intrecciano differenze, conflitti, convivenze riuscite o mancate. E soprattutto è lì che architetti e urbanisti possono fare davvero la differenza, immaginando luoghi che non solo ospitino, ma includano; spazi che facciano sentire ogni individuo parte di un insieme più grande.

Infine, la riflessione si allarga al mondo dell’economia con un’analisi della tipologia ricettiva del Condhotel, un modello ibrido tra casa e hotel che ridisegna i confini dell’abitare temporaneo. Non è solo un nuovo modo di fare ospitalità, ma un segnale di come la città continui a mutare, cercando soluzioni flessibili e innovative per rispondere alle trasformazioni sociali e al mercato.


Insieme, questi contributi compongono un racconto corale: quello di un mondo che cambia e di discipline diverse che provano, ciascuna a modo suo, a costruire spazi più giusti, più creativi, più umani.

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