ARCHITETTI NOTIZIE - 03_2020
La rivista si apre con un editoriale che mette subito a fuoco il clima di incertezza che caratterizza il periodo in cui il numero viene pubblicato: mesi segnati da un’emergenza prolungata, che spingono architetti e progettisti a interrogarsi sul futuro della professione e sul rapporto tra spazio costruito, memoria e trasformazioni sociali. L’architettura appare come un campo in cui il tempo si dilata, ingloba stratificazioni e richiede nuove forme di consapevolezza progettuale.
Subito dopo, la rivista entra nel vivo con un’intervista al Collettivo Orizzontale, realtà nata nelle aule della facoltà di Architettura della Sapienza, a Roma. Il gruppo racconta la propria origine come collettivo di sperimentazione urbana, impegnato a riattivare luoghi sospesi della città attraverso azioni leggere, autoproduzione, workshop comunitari e pratiche di partecipazione dal basso. Dai primi interventi nei quartieri popolari romani – Pigneto, Marranella, Torpignattara – fino ai primi finanziamenti europei e alla collaborazione con realtà internazionali, si delinea un percorso in cui l’architettura assume un ruolo sociale, quasi performativo, radicato nel fare insieme più che nel prodotto finale.
La rivista prosegue affrontando un tema centrale: il rapporto tra abitare e progettare in un mondo che, anche a causa della pandemia, ha costretto tutti a riconsiderare gli spazi domestici e le logiche della quotidianità. Le riflessioni si intrecciano con quelle di grandi maestri dell’architettura contemporanea: ad esempio Sou Fujimoto, che con i concetti di nest e cave riporta l’attenzione sull’origine del costruire, tra spazi preparati e spazi adattati, interrogando il futuro dell’architettura tra standardizzazione e personalizzazione delicata dello spazio abitato.
Un altro contributo analizza invece come la città possa diventare un terreno di ingiustizie o possibilità: citando studiosi come Richard Sennett, il testo invita a superare modelli urbani chiusi e segregativi, restituendo alle città una dimensione di apertura, equità e pluralità. Emerge la necessità di una trasformazione strutturale che tenga insieme sfera sociale, economica ed ecologica, favorendo la costruzione di luoghi capaci di accogliere e non di escludere.
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