Ordine Architetti Padova

ARCHITETTI NOTIZIE - 02_2020

01 giugno 2020

In questo numero della rivista ci si immerge in un momento storico sospeso, quello della pandemia, che diventa occasione di un’intensa riflessione collettiva. L’editoriale apre con un tono intimo e quasi meditativo: architetti chiusi nei propri studi, fra silenzi forzati e spazi domestici riconquistati, si trovano a interrogarsi su ciò che cambierà e su ciò che dovrà inevitabilmente cambiare. L’idea ricorrente è che il ritorno alla normalità non potrà essere un semplice “tutto come prima”, perché questo tempo ha incrinato certezze e abitudini, spingendo tutti fuori dalla propria comfort zone. Da qui nasce un invito a ripartire attraverso nove parole chiave, ognuna una piccola lente attraverso cui guardare il futuro.


Si parla della pelle dell’architettura, che non deve più essere barriera ma membrana permeabile, capace di ricucire il rapporto con la natura. Si affronta poi il tema del comunicare, inteso come responsabilità del progettista nello spiegare il valore del progetto a una società spesso disorientata. Arriva il concetto di frattura, quel momento di cesura in cui il vecchio non funziona più e il nuovo ancora non esiste: una condizione fertile per la creatività e il cambiamento. E ancora la comunità, messa alla prova dal distanziamento, frammentata ma alla ricerca di nuove forme di riconoscimento; e il racconto, che rimette in ordine gli eventi e diventa la base per immaginare futuri possibili. Si intrecciano altre suggestioni: la consapevolezza di sé, maturata in un tempo sospeso; la necessità di scelte meno spettacolari ma più responsabili; la sospensione come esercizio di lentezza e di lucidità; e infine il limite, inteso come soglia, luogo in cui l’architettura da sempre concentra il proprio significato.


Subito dopo, la rivista propone un ampio contributo dedicato all’emergenza climatica. Norbert Lantschner racconta un mondo fragile, sbilanciato dagli eccessi dell’uomo, in cui virus e crisi ambientali sono sintomi di un sistema ormai insostenibile. Ma invita anche a un cambio di passo coraggioso: riconciliarci con la natura, rivedere i modelli economici e sociali, progettare spazi che favoriscano cooperazione, responsabilità e empatia. Ricorda quanto l’architettura abbia un ruolo cruciale nel costruire luoghi che alimentino queste qualità, attraverso un approccio partecipato e multidisciplinare.


Il numero prosegue poi con un altro tema affascinante: la dimensione dell’invisibile nell’architettura, proposto da Elena Manferdini. In un mondo saturo di informazioni, dove la verità sembra liquida e frammentata, l’autrice rivendica il potere dell’immaginazione come forza capace di proporre alternative al presente. L’invisibile diventa allora ciò che non c’è ancora, ciò che può essere immaginato per generare mondi nuovi. È un invito a sospendere lo scetticismo e a usare visioni, colori e linguaggi creativi come strumenti per attivare un cambiamento reale.


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