ARCHITETTI NOTIZIE - 01_2020
La rivista si apre in un clima drammatico e sospeso: siamo nei primi mesi del 2020, nel pieno della pandemia, e l’editoriale sceglie consapevolmente di andare “contro immagine”, mostrando non piazze vuote o città deserte, ma una folla, un mosaico vivo di persone che stanno insieme. È una dichiarazione di speranza, quasi un atto di resistenza culturale: ricordare che la normalità, fatta di strette di mano, vicinanza e incontri, è un valore da riconquistare e custodire. La Redazione racconta il lungo interrogarsi sul senso di continuare la pubblicazione, scegliendo alla fine di procedere comunque, convinta che la cultura debba restare in movimento, proprio nei momenti in cui tutto sembra fermarsi.
Da qui si riallaccia il filo lasciato aperto nel 2019: il tema del “vivere insieme”, della solidarietà e della fraternità, evocato dalla pillola “Togetherness” e profondamente connesso alla domanda della Biennale di Venezia: How will we live together? È una domanda che, in quel momento storico, perde ogni astrattezza e diventa urgente. L’architetto viene chiamato a immaginare spazi che permettano di vivere generosamente insieme, sia nello spazio fisico che in quello digitale, superando individualismi, differenze culturali e nuove fragilità sociali. Hashim Sarkis, curatore della Biennale, indica una visione ampia: dall’abitare domestico fino a una scala planetaria, passando per il mondo digitale che intreccia relazioni e comunità oltre i confini.
La rivista introduce poi il lavoro dell’anno: due nuove rubriche — Progettazione Collaborativa e Immaginare Spazi — nate per esplorare, attraverso contributi di professionisti e figure di ambiti diversi, i temi della partecipazione, della resilienza e dell’inclusione. Si annuncia anche una collaborazione con Alessandro Melis, curatore del Padiglione Italia, per approfondire il progetto Comunità Resilienti: un invito a ripensare la città e l’architettura come sistemi aperti, adattivi, capaci di reagire alle crisi.
All’interno di questo percorso si innesta anche un recupero della memoria: la rubrica Modernità Ritrovata, dedicata alla storia architettonica locale, diventa un ponte tra passato e futuro, mostrando come la ricerca di nuovi linguaggi e il tema del vivere insieme abbiano attraversato anche le comunità del passato, segnate da sfide e cambiamenti altrettanto profondi.
Il numero costruisce così un quadro corale: un’architettura che non è solo tecnica, ma gesto sociale; non solo progetto, ma responsabilità; non solo forma, ma relazione. In un momento in cui tutto appare fragile, la rivista propone una visione che unisce memoria, futuro e comunità, mostrando come l’architetto possa diventare custode di spazi condivisi in un mondo che cambia rapidamente.
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