Ordine Architetti Padova

ARCHITETTI NOTIZIE - 01_2018

01 aprile 2018

La rivista si apre celebrando un momento speciale: i 30 anni dell’Ordine degli Architetti. Non è un anniversario formale, ma l’occasione per tornare alle origini, a quella “comunità primigenia” che negli anni Ottanta ha iniziato a immaginare una professione più unita, più visibile e più consapevole del proprio ruolo culturale. I festeggiamenti diventano così anche un esercizio di memoria: un modo per ricordare chi ha iniziato quel percorso, e per capire come quei semi abbiano influenzato il presente.


La narrazione prosegue raccontando un evento carico di significato: la notte al Castello del Catajo, un luogo affascinante e ricco di storia. Qui la celebrazione si trasforma in esperienza, intrecciando cultura, paesaggio, architettura e comunità. È un modo per far dialogare passato e presente, e per mostrare come i luoghi non siano semplici scenari, ma protagonisti che accolgono e restituiscono senso.


Subito dopo, la rivista torna a guardare avanti: si parla di statuto, di percorso e di formazione. È un invito a ripensare costantemente l’identità dell’Ordine, non come struttura burocratica, ma come organismo vivo. Le parole chiave che emergono sono quelle del confronto, della responsabilità e della partecipazione. Il progetto culturale dell’Ordine non è mai dato una volta per tutte: si costruisce e si rinnova attraverso scelte quotidiane, dialoghi, eventi e nuovi modi di coinvolgere la comunità professionale.


A completare il quadro arrivano voci esterne di grande spessore, come quelle di Mario Botta e Richard Rogers, che raccontano la loro idea di architettura attraverso incontri con gli studenti della scuola. Le loro riflessioni — lucide, critiche, a tratti provocatorie — riportano l’attenzione sul ruolo sociale dell’architetto, sulla responsabilità del costruire, sulla necessità di formare nuove generazioni capaci di immaginare un futuro diverso.


Insieme, tutte queste traiettorie compongono un numero che è allo stesso tempo celebrazione, racconto e progetto. Un invito a riconoscere il valore della storia, ma anche a immaginare con coraggio ciò che verrà, perché l’architettura — e la comunità che la pratica — vive solo se continua a interrogarsi e a rinnovarsi.

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