Ordine Architetti Padova

ARCHITETTI NOTIZIE - 03_2016

01 ottobre 2016

Il numero si apre con un editoriale che guarda alla Biennale di Architettura curata da Aravena come a un gesto “umano”, concreto, lontano dalle autoreferenzialità intellettuali. È una Biennale che affronta i problemi del mondo reale – migrazioni, diseguaglianze, città informali, disastri naturali – non con pessimismo ma con soluzioni pragmatiche. La rivista la descrive come un manifesto di architettura che vuole tornare a essere strumento sociale, politico, ambientale e non solo estetico.


Segue poi l’intreccio con il mondo del cinema, attraverso l’intervista a Pietro Parolin, giovane regista veneto che racconta quanto paesaggi e architetture siano protagonisti silenziosi dei film. Parolin parla del Veneto come di un territorio in bilico tra poesia, contraddizioni e ironia, e riflette sul ruolo del contesto, del dialetto e dello sguardo “di provincia” come motori narrativi autentici.


Il numero prosegue con la sezione Anfione e Zeto, dove Margherita Petranzan affronta il tema della critica architettonica: un dialogo complesso tra autore e interprete, un percorso parallelo che non coincide mai del tutto. La critica non come giudizio, ma come strumento necessario per comprendere come un’opera trasformi la realtà e, allo stesso tempo, venga trasformata dal contesto in cui si inserisce.


Nella sezione Incontri, l’intervista a Manuel Aires Mateus offre un’immersione nel suo pensiero: l’architettura come costruzione di spazi essenziali, archetipici, legati alla memoria collettiva. I suoi progetti – dalla facoltà di Tournai alla Moschea di Bordeaux fino al polo museale di Losanna – sono descritti come esplorazioni della relazione tra luce, limite, compressione e vuoto. L’idea che lo spazio, più della forma, sia il vero protagonista.


La parte dedicata all’Innovazione porta invece dentro il mondo di Open Design Italia, un laboratorio di creatività contemporanea dove artigianato, piccola serie e tecnologie digitali si incontrano. Emergono designer che reinventano materiali, tradizioni e produzioni locali, mostrando un’Italia fertile, indipendente e capace di sperimentare nuove forme di micro-imprenditorialità.


Infine, nella sezione Sguardi, il fotografo Stefano Graziani racconta il suo lavoro per il Kunstmuseum Basel, riflettendo sul rapporto tra fotografia, architettura e linguaggio. Non la semplice documentazione dello spazio, ma un dialogo critico e poetico con esso, in cui la fotografia non replica l’architettura ma la interpreta, rivelando possibilità e tensioni nuove.

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