Ordine Architetti Padova

ARCHITETTI NOTIZIE - 04_2011

01 dicembre 2011

Il numero ruota attorno a una parola chiave tanto semplice quanto problematica: “senso”. Non come definizione astratta, ma come questione etica, culturale e progettuale che attraversa l’architettura, la città e il ruolo stesso dell’architetto contemporaneo.


Il tema del senso viene introdotto come reazione a una diffusa perdita di significato nel costruire: l’architettura rischia di ridursi a puro esercizio formale, generando non-luoghi e spazi privi di identità. Al progettista viene quindi attribuita una responsabilità centrale: produrre senso, cioè creare relazioni tra spazio, memoria, comunità e futuro. Progettare significa dare continuità, non interrompere il dialogo con il contesto, e saper tenere insieme disciplina e libertà, memoria e invenzione, natura e tecnologia.


L’editoriale amplia questa riflessione collegando il bisogno di senso a un bisogno di verità ed esperienza. In un mondo omologato e globalizzato, dove gli spazi si assomigliano ovunque, il recupero del senso passa anche dal recupero dei sensi: vedere, ascoltare, toccare, vivere realmente i luoghi. L’architettura viene letta come pratica capace di restituire complessità, ambiguità e stratificazione, opponendosi alla semplificazione e alla riproducibilità seriale degli spazi.


Un nodo centrale del numero è il rapporto tra narrazione e progetto. In “Prima narrare, poi costruire”, Sergio Fortini propone una visione in cui lo spazio è paragonato a un testo: non esiste senza una storia che lo renda leggibile. La letteratura, l’arte e il racconto precedono e informano l’architettura, perché rendono il luogo riconoscibile, abitabile, umano. Senza narrazione non c’è città, ma solo accumulo di funzioni e metri quadrati. Il progetto diventa allora un atto politico: organizzare programmi, flussi e relazioni significa costruire mondi possibili.


Accanto alla riflessione teorica, il numero affronta anche un caso concreto e controverso: il progetto di riqualificazione e ampliamento del Museo Civico agli Eremitani. Il documento critico del Consiglio dell’Ordine solleva forti perplessità sugli interventi previsti, in particolare sulla copertura del chiostro minore e sulle nuove edificazioni negli ex orti. Viene difeso con forza il valore del restauro Albini–Helg come opera unitaria del Novecento, da tutelare nella sua integrità. Qui il “senso” diventa criterio operativo: intervenire nel patrimonio storico richiede misura, rispetto della morfologia urbana e consapevolezza del vuoto come elemento progettuale, non come spazio da saturare.


Il tema del senso ritorna anche nelle testimonianze personali, come quella di Aldo Cibic, che lega il significato del fare architettura alla capacità di produrre bellezza intesa non come forma, ma come qualità della vita quotidiana. Il progetto ha senso quando migliora le relazioni tra persone, luoghi e comunità, tenendo insieme sostenibilità, fattibilità economica e visione sociale.


Infine, le anteprime progettuali (Orto Botanico di Padova, iniziative su paesaggio, acqua e biodiversità) mostrano come il senso possa tradursi in scelte spaziali capaci di educare, emozionare e trasmettere valori collettivi, in particolare sul rapporto tra uomo e ambiente.

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