ARCHITETTI NOTIZIE - 04_2013
Il quarto numero del 2013 di Architetti Notizie chiude un intero anno di riflessione editoriale attorno al concetto di vuoto, inteso non come assenza sterile ma come elemento fondativo dell’architettura, dello spazio urbano e dell’esperienza umana. Il filo conduttore attraversa filosofia, progetto, paesaggio, fotografia e pratica professionale, restituendo al vuoto una dimensione attiva, generativa e profondamente legata all’uomo.
L’editoriale di Paolo Stella introduce il tema richiamando il pensiero taoista e orientale, dove il vuoto non nega il pieno ma lo rende possibile. In architettura, il vuoto è spazio delimitato, misurato dall’utente e carico di valore solo nella relazione con chi lo vive. Da qui nasce una riflessione critica sulla crisi della professione, segnata da un senso diffuso di “vuoto” culturale e operativo, ma anche dalla possibilità di trasformarlo in nuova prospettiva.
Il contributo di Stefanos Antoniadis affronta il vuoto normativo, analizzando paesaggi costieri della Grecia segnati da un’assenza o inefficacia delle regole. In questi contesti emergono forme spontanee dell’abitare che, pur problematiche, rivelano un rapporto diretto e fisico tra uomo, territorio e architettura, in contrasto con l’eccessiva iper-normazione delle città contemporanee.
Nadia Fava approfondisce il vuoto come spazio urbano e politico, richiamando Camillo Sitte e la tradizione del visual planning: il vuoto non è ciò che manca, ma il luogo dell’incontro, dell’identità collettiva e del confronto tra passato e futuro. Le fotografie di Juan Antonio Zamarripa dialogano con questo pensiero, mostrando spazi urbani in trasformazione, sospesi tra rivelazione e occultamento, in particolare nel quartiere del Raval a Barcellona.
Antonio Zambusi riporta il discorso sul piano architettonico e percettivo: il vuoto è spazio costruito, volume, luce, tempo. Attraverso esempi storici e personali, dal Pantheon alle architetture scavate dell’India, il vuoto emerge come materia progettuale primaria, spesso tradita dall’edilizia contemporanea ridotta a “loculi abitativi”.
Il progetto del centro estivo 1.14 a Fontaniva, presentato da Massimo Matteo Gheno, rappresenta invece un esempio virtuoso di vuoto da riempire: uno spazio pensato specificamente per bambini e ragazzi, capace di trasformare un’area residuale in luogo attivo, flessibile e inclusivo, dimostrando come l’assenza possa diventare opportunità sociale e architettonica.
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